domenica 25 ottobre 2009
Dedicato al presidente della Regione Lazio
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sabato 10 ottobre 2009
Stupirsi ancora
Riesco, tuttavia, ancora a stupirmi di un insetto.
C'è una grazia semplice nei suoi movimenti, senza ambiguità,
senza intenzioni altre.
Due minuti con un insetto,
scompare la stanchezza per il giorno di lavoro, compare più cocente
l'astio verso noi uomini.
C'è una grazia semplice nei suoi movimenti, senza ambiguità,
senza intenzioni altre.
Due minuti con un insetto,
scompare la stanchezza per il giorno di lavoro, compare più cocente
l'astio verso noi uomini.
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domenica 20 settembre 2009
Babbo Nasale on fire

C`e` un carnevale aquilano per il quale decido di rimanere. Siamo tre. B., io e R. La nostra natura malvagia ci consiglia di terrorizzare una festa nella palestra della parrocchia del Torrione. C`e` un ghigno mefistofelico, quando l`ingenuo compagno di B., un neocatecumenale invasato, ci convince alla partecipazione, sperando in eventuali conversioni che potrebbero avvenire, nel nostro caso, solo ricevendo un crocifisso a grandezza naturale, di taglio sul cranio. Questo speranzoso neocat e` già passato sotto le forche caudine del sottoscritto, durante una notte di novembre dell`anno prima. Con la scusa del soprannome Droga, sono stato avvicinato dall`incauto il quale, nell`ordine della sua convinzione evangelica, ha tentato di redimermi dall`utilizzo di sostanze moralmente e legalmente proibite. Grazie ad un piano architettato a dovere ho preparato, prima di incontrare il pio fanciullo, degli incarti di stagnola, pieni di dado vegetale, creando delle piccole dosi, buone soltanto per la cena di un orfanotrofio. Nel mezzo dell`incontro con il devoto giovine, spronato dal consigliere fraudolento B., tento invece di convertire il tapino alla droga. L`uomo inizia a fuggire. Iniziamo l`inseguimento urlando frasi del tipo: “dai che ti piace” oppure “ Dai che e` buono!”. L`uomo scappa in macchina. Prendiamo la panda di B. in cinque ed iniziamo un inseguimento tipo “Duel“. Affianchiamo la macchina del fesso , brandendo dosi in carta stagnola. Lui e` terrorizzato. Ci urla di farci da parte. Gli tagliamo la strada vicino alla caserma Pasquali, circondiamo la sua macchina, lui tenta di chiudersi dentro. E` bianco, madido di sudore. Intuisce la fine quando lo stendiamo sul cofano. Estraggo la mia dose, gliela metto in tasca, consigliando di farci un brodo ben caldo.Così inquadrato, il soggetto capisce che in fondo siamo buoni, o sembriamo esserlo fino a quando ci fa comodo. B. e R. per la festa si vestono da pirati. Io invece faccio una delle cose più ovvie, ma che ovvie non sono: mi vesto da Babbo Natale. Prima di andare alla festa , riusciamo ad ubriacarci, dato che in Parrocchia intuiamo al massimo la presenza di cedrata o coca, il che ci potrebbe provocare solo una overdose di rutti. Inizia la festa con i rinfreschini del cazzo: le patatine, le aranciate al gusto di sapone, le racchie che da ubriaco ti sembrano scopabili, salvo pentirti il giorno dopo, quando sei sobrio. La “racchia da parrocchia” e` un tipo umano temibile. Ne esistono di vari tipi: la racchia che non ha alcun concetto di contatto con l’altro sesso, una di quelle cioè, che non ballavano neanche il tempo delle mele. E` quella che immagina il matrimonio, vergine. E` un tipo di racchia che si e` fatta tutti i meeting di Woytila sotto al sole, e` pericolosa percè non sfogandosi con il cazzo, sa essere molto vendicativa con gli uomini, trovando in questa attività una sorta di intima ed umida lubrificazione. La racchia che ha anche troppa conoscenza del cazzo. E` quella che te lo strappa. Sa fare i pompini in sagrestia, dopo il catechismo, lavandosi le mani nell`acquasantiera. Difficilmente molla un adolescente se questi, tacitamente acconsente alle sua maratone del petting. Ha iniziato facendo le seghe a mani a parte, chiudendole con il tempo. Da tutti e due i tipi di racchia e` necessario stare alla larga. Esse sono deleterie, perchè impediscono la ricerca e l`approccio delle ragazze carine, anche alle feste parrocchiali. Se poi becchi la carina vizzoca, e` meglio lasciar perdere anche questa. Per lasciar perdere tutti i tipi femminili a queste feste, e` necessario presbronzarsi al bar più vicino, magari con del Montenegro, tra vecchi che giocano a carte o che fanno la schedina. Entriamo così nel salone del party dove già c’e` aria pallemosce. Ma noi abbiamo il carico alcolico e subito alcuni “Porcoddio” riscaldano l`ambiente, riuscendo a coinvolgere alcuni giovani potenzialmente “depravati” ma tenuti a freno dalla mancanza di catalizzatori e da qualche capo scout che sorveglia la zona. R. ha portato una bottiglia di Stravecchio, che subito fa il giro in questa ciurma di dormienti, all`insaputa delle racchie di parrocchia, che controllano l`eventuale presenza di alcolici sui banconi del rinfresco. Qualche alcolico ci sarebbe, ma si tratta di fragolino, un simil-vino, difficile da smacchiare dalla camicie a ottimo per capire se il tuo fegato e` ancora presente all`interno del tuo organismo.. Iniziano i giochi. Il sottoscritto si sottopone, in preda a risa incontrollabili, ai più turpi esercizi di abilità. Corsa con l`uovo. Inutile portare un uovo sul cucchiaio quando si e` ubriachi.Tra garette che farebbero perdere la dignità anche a Bricolo, arriviamo al culmine della serata. La scena delle scene. Il mio abito e` comprensivo di un paio di anfibi, non proprio natalizi, tipo skinhead che fa visita con gli amici ad un campo nomadi, il vestito di Santa Claus, ed una barba bianca sintetica, dalla quale spunta solo il mio naso, tanto che, nella festa vengo ribattezzato “Babbo Nasale”. E`la famigerata corsa della carriola. Un compagno ti porta per i piedi e tu, usando le mani a mo’ di piedi, devi correre al traguardo , cercando di tenerti sollevato con le braccia. R si e` portato un vecchio sigaro avana fregato allo zio e lo fuma a completamento del travestimento da pirata. Inizia la corsa R. tenendo per le gambe B. Poi e` la volta che io tenga R. per le gambe. La variante della nostra staffetta, prevede invece dello scambio del testimone, quello del sigaro acceso in bocca. Una nube acre infastidisce i concorrenti , seminando defezioni ad ogni nostro passaggio. Siamo in testa alla gara. Nell’ultimo tratto della corsa, spetta a me fare da carriola. Mi porta B. Stiamo per vincere, ma B. mi spinge troppo, e non riesco a muovermi sufficientemente veloce con le mani. Negli ultimi metri a causa dell`ubriachezza e della fatica, perdo totalmente l`appoggio delle mani, Sbatto la faccia per terra. Sono protetto dalla barba, ma il sigaro accesso ci si accartoccia sopra. Rido in apnea affogato completamente nella folta chioma sintetica. R. e B. sono a terra piegati. Uno di loro scoreggia a ripetizione, per le risate. Accade l`imprevisto. Sono investito da un fumo denso e pungente. Il sigaro andando a finire sotto la barba, le ha appiccato il fuoco. Corro urlando, avvolto in questa fiammata da stuntman. Scappo verso i bagni seguito dai miei due amici e dalle urla di biasimo degli astanti. Usciamo dal retro. Tre individui escono nel gelo della nottata invernale aquilana. Due asciutti, uno fradicio: io. R. e B. mi hanno tenuto la testa cinque minuti sotto l`acqua.
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mercoledì 19 agosto 2009
Roma città aperta (in due)

A.R. Un uomo che doveva nascere a tutti i costi ed e` venuto al mondo per noi e per le nostre vite. Cosa potrebbe essere una gioventu` che mai piu` ritorna senza A. R.? In concomitanza con l`uscita di “Eternal Idol” dei Sabbath. arriva la data di Roma al Palaeur. Siamo molto curiosi perche` ci sono tantissime storie su questo album. Dopo la dipartita di Glenn Hughes dal gruppo, le session dell`album hanno visto la partecipazione di Ray Gillen alla voce. Ma le tracce sono state eliminate. Iommi e soci hanno scelto un altro cantante, tale Tony Martin, dotato di un bel timbro forte e d evocativo e l`album sembra aprire una nuova stagione per il gruppo. I biglietti sono in prevendita a Roma, ma pensiamo si possano trovare anche al botteghino, perche` i Black Sabbath sono, al momento, un gruppo storico di medio interesse. Formiamo, immediatamente, il quartetto ideale per un concerto: B. G., M. S., A.R. ed il sottoscritto. A. deve approfittare dell`occasione per andare in segreteria di facolta` alla Sapienza a Roma. Passiamo nel pomeriggio a prenderlo a casa. Manca la benzina, cioe` l`alccol. Di solito A. e` il cambusiere, ma questa volta e` a secco. Si ricorda, improvvisamente, che la nonna , la quale abita al piano di sotto, possiede una bottiglia di Chivas, di antica data, intonsa, di quelle che si regalano per Natale e rimangono nella dispensa. La parte difficile e` appropriarsi della bottiglia, dato che la nonna di A. cerca in tutti i modi di sottrarre dalle grinfie del nipote il prezioso nettare. A. escogita uno dei piani piu` diabolici del perfetto alcoolista: chiama la nonna al telefono, imitando al voce della mamma, invitandola a salire di sopra, indi, mentre la nonna prende l`ascensore poiche` vecchia, lasciando la chiave nella toppa, io e A. scendiamo per le scale al piano di sotto, entriamo velocemente in casa della nonna, raggiungiamo la dispensa e non solo recuperiamo la preziosa bottiglia, ma anche una vecchia confezione natalizia di Amaretto di Saronno, buono come aperitivo per il Whisky. La fuga alla renault 5 di Marco Sette, decreta l`inizio delle libagioni e del viaggio. Iniziamo i primi problemi con la mania italiana del “tenere alla macchina” di M. S. M. ha creato un terribile alloggiamento per l`autoradio costituita da ritagli di formica che danno al mezzo l`aspetto del camion della porchetta. A. si mette davanti e poggia il suo piede sinistro sul mobile fai date di M. M. inizia a grugnire perche` A. per tutto il viaggio cerca di smantellare con il calcagno la mobilia dell`auto. La cosa piu` stupefacente e` pero l`abbigliamneto di A. Nella semioscurita` della serata invernale, il R. porta una paio di occhiali da sole tipo “Men in black”, un cappotto nero lungo ed un paio di mocassini neri con fibbia della prima comunione, dotati di un paio di tacchi rumorosi come gli zoccoli di un cavallo. Arriviamo alla Sapienza in preda al panico di M. La radio ha iniziato a cedere sotto il peso delle pedate di A. e M. continua ad insistere con le cassette dei “Blood Feast” e dei “Voivod”. Le bottiglie del cofanetto sono finite e inizia quella buona del whisky. A. la brandisce con noncuranza all`interno della facolta`, si dirge sicuro nell`oscurita` della sera con i suoi occhiali da sole sul naso. Entriamo negli uffici della segreteria nel terrore generale degli studenti. M. vestito da skinhead, io con la solita giacca condita dalla pezzona degli Slayer, B. con un ciuffo a banana nero che ricorda un Teddy boy ed A. Il nostro futuro avvocato si avvicina all`impiegata della segreteria appoggiando la bottiglia di Chivas sotto il suo naso,parlando con un accento impeccabile. Rischiamo di essere cacciati dalla sicurezza. Ripartiamo per il Palaeur. Decidiamo, una sorta di scorciatoia per il lungotevere, con lo stereo a palla ed un M. rassegnato a portare l`auto dal carrozziere, il giorno dopo. Anche la bottiglia di Chivas termina ed A. compie il gesto totale. Nel traffico del rientro serale, esce dal finestrino in corsa si appende ala macchina e tenta un improbabile lancio della bottiglia nel fiume. La cosa non avviene e la bottiglie coglie in pieno il lunotto anteriore di una fiat Uno parcheggiata , riducendolo in frantumi con un tonfo sordo. Arriviamo al Palaeur ed abbiamo l`amara sorpresa di vedere tutto deserto. Forse ci siamo sbagliati? Sara` il palatenda Pianeta? Rifacciamo tutta Roma al contrario ed arriviamo al Palatenda. Tutto deserto. Solo qualche troia nei paraggi. Possibile che i Black Sabbath siano scomparsi? Torniamo al Palaeur per vedere se ci sia qualche indicazione. Dopo una ennesima traversata di Roma, arriviamo di nuovo al Palaeur. Ci accorgiamo per caso davanti al cancello della presenza di un piccolo foglio sulle inferriate che ci segnala lo spostamento dell`evento al cinema “le ginestre” di Casalpalocco Ostia. Tra le bestemmie generali tentiamo la strada per il mare con la speranza di trovare il benedetto locale. Arriviamo in una zona nella quale gia` si odono le vibrazioni di una musica ad alto volume. Troviamo un galleria tipo centro commerciale nella quale e` ubicato il cinema. Il concerto e` gia` a meta` ed il cinema ha le serrande abbassate. Fuori ci sono decine di persone arrabbiate, con il biglietto in mano. Scopriamo che il concerto e` stato spostato dal Palaeur al cinema perche` le prevendite sono state poche e quindi e` stato sufficente un locale più piccolo per esaudire le richieste. Gli organizzatori hanno fatto male i conti, con chi ha comprato in prevendita a Palermo ed e` arrivato in ritardo ad Ostia. Sono disperati e si rassegnano ad ascoltare il concerto fuori dal locale. Nel borbottio generale, all`improvviso, si ode un urlo di battaglia: “Sfasciamo tutto!”. E` B. ad incitare la folla ,appeso alla serrande del cinema. Tutti gli animi si riscaldano e tutti iniziano a distruggere la serrande per entrare. In pochi minuti la saracinesca è accartocciata come una scatola delle sardine e sfondiamo le vetrate dell`ingresso. Ci aspettiamo da un momento all`altro la carica della polizia. C`e` un solo addetto alla sicurezza, che punta la sua pistola contro la folla. B. alla testa del gruppo dei rivoltosi, lo butta a terra raggiungendo l`interno del cinema. A. tenta di entrare ma viene trattenuto dal poliziotto il quale da terra lo tiene per un lembo del cappotto. Il cappotto cede ,strappandosi in modo irrimediabile, A. entra lo stesso. Dopo un attimo, il pistolero si riprende, iniziando a sparare all`esterno del cinema a scopo intimidatorio verso l`alto. C`e` solo un particolare , siamo in una galleria e le pallottole rimbalzando sul soffitto, ricadendo in tutte le direzioni. Molti sono presi dal panico. Ci buttiamo a terra. Si vede che il poliziotto si sta cagando addosso. Non c`e niente di peggio di uno sbirro che si caga addosso, con una pistola in mano. Riusciamo ad entrare dopo una decina di minuti giusto per vedere gli ultimi due pezzi. Il cinema e` strapieno. I Sabbath non concedono bis e la band lascia il palco tra la rabbia generale. Il cinema “le Ginestre” e` uno di quei cinema degli anni 70 di lusso, con le poltroncine confort di velluto ed il portacenere incorporato. Il cinema lentamente si svuota. Tutti se ne vanno in silenzio. Cerco i miei amici e nell`atmosfera fumosa del locale, riesco ad inquadrare lo scenario di distruzione del cinema. Le poltrone non esitstono, non ci sono piu` lampioncini ne` arredi. Solo una fila di poltrone rimane ancora in piedi, e` la prima, ma ancora per poco: un uomo vi si sta accanendo sopra con veemenza: e` A. R. il quale oltre al danneggiamento del cappotto, ha perso anche un tacco del suo mocassino ed ora si vendica sulle comode poltroncine del cinema. Lo fa con sistematica ed ordinata violenza, nonostante la minaccia di qualche addetto alla sicurezza , il quale viene zittito dal pubblico, che incita A. a continuare nella sua opera demolitoria. Il cinema e` irrecuperabile. E` la punizione giusta per gli organizzatori, i quali, spero stiano ancora pagando le spese ancora oggi. Una sola scena mi rimane impressa nella mente e lo sarà per tutto la vita: un uomo in cappotto e mocassini che con metodica brutalita`, smembra lussuosi sedili.
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domenica 2 agosto 2009
Learning to crawl
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sabato 4 luglio 2009
Uno shampuuuu alla Gaber

Ogni tanto arriva Stefano V. a prendermi per una passeggiata. Stefano e` un rollatore di eccezione, procuratore di ottimi fumi di ogni specie e qualità. Stavolta ha portato due pezzoni di nero, di quello pesante. Ci sarebbe da farsi le canne per otto affamati, ma siamo egoisti e ce lo rolliamo in due carciofoni da respirazione artificiale. Stefano ama molto i Marillion e l`occasione e ` buona per mettere su una cassetta con “Fugazi”. Adesso gira un pezzo “Jigsaw”, mentre i carciofi prendono una inesorabile via al nostro cervello. L`aria si fa densa, di colpo e` notte, iniziamo a perdere cognizione e sensibilità sulle nostre gravità. Ci troviamo nello stanzone a due metri dalla governante che non si accorge di un cazzo. Dalla finestra si affaccia il testone molle della centenaria tartaruga del giardino. Sembra partecipare allo sconvolgimento, ha delle movenze da strafattona. Decidiamo di uscire in quelle condizioni. La governante ci blocca. La vecchietta arzilla, per qualche bicchiere pomeridiano, vuole intrattenerci sui problemi della spesa quotidiana al mercato. Vedo Stefano visibilmente barcollante appoggiarsi al tavolo di marmo della cucina. Mi rendo conto di avere lo sguardo di un bue sul bancone del macellaio, ma la vecchia non se ne accorge. La vecchia parla ,parla, ci straccia i coglioni, ormai il fumo ci e` arrivato su per il culo. E` una martellata inesorabile sulle tempie. Tra poco, se la vecchia non smette, gli vomito la pasta e fagioli della mensa, in formato predigerito, addosso. La vecchia ci saluta prendendo la via delle scale ed e` in quel moneto che Stefano crolla a terra come un vecchio sacco di patate. Rido, rido da schiattare. Prendo un secchio di acqua e lo rovescio in faccia Stefano. Si riprende, anche se non sembra accorgersi di essere bagnato dal collo in su. In preda alla fame chimica, ci scrocchiamo l'intera torta con le mele, che la mamma mi ha fatto riportare da Ortona. Subito dopo, Stefano decide di farsi un shampoo. Mi esorta ad andarlo a comprare insieme. Andiamo all`Upim. Camminiamo affiancati con un passo di quelli che vediamo fare ai tossici più strafatti, quando li incrociamo con disprezzo, adesso gli strafattoni siamo noi. Entriamo nel supermercato. Sembriamo Reeves e Hurt, quando devono ammazzare Joe La Pizza in "Ti amerò fino ad ammazzarti".Ci vogliono due ore per individuare uno scaffale con qualcosa sopra che assomigli a bottigliette di shampoo. Stefano ne prende una. La guarda, mi guarda, lo riguardo, lui riguarda la bottiglia. Andiamo avanti con questa sequenza per decine di minuti ,fermi, immobili, lui con la bottiglietta in mano e noi due giù a guardarci, fino a quando applichiamo una variante, guardandoci indietro. Scopriamo che l`intero reparto, commesse e clienti, sono dietro di noi che ci guardano mentre ci guardiamo, quasi fossero ad una partita di tennis. Saranno quasi venti persone. Senza il minimo imbarazzo Stefano si mette in tasca lo shampoo e usciamo tra il silenzio ebete degli astanti, ovviamente senza pagare. E` necessario un flacone di collirio, per andare a mangiare dai nonni senza farmi accorgere di nulla.
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domenica 28 giugno 2009
Per Franco Zaio

Sto invecchiando insieme a mia moglie. Non è quella vecchiaia che vediamo così lontana , dove canuti individui piegati sulle loro schiene, stanno seduti al sole delle panchine nei parchi. La osservo ogni giorno cambiare. Nel volto, nei fianchi, nelle pieghe delle pelle. Poi osservo me stesso e noto anche i miei cambiamenti. Alla fine penso che il nostro tempo sia unico. Il suo invecchiamento è il mio. Non potrei mai sopportare una persona senza la mia storia sul suo corpo. Così penso ai brani che le potrei dedicare . Non riesco a fissarne alcuno. Ci siamo incontrati mentre suonavo, la mia musica è la sua (non sempre). Se dovessi perderla, non riuscirei più a sentire nessuna canzone.
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